In Valdarno la protesta per l’abbattimento delle barriere architettoniche

In Valdarno la protesta per l’abbattimento delle barriere architettoniche

In Valdarno, da diverso tempo, è polemica sulle barriere architettoniche e sugli ostacoli che rendono inaccessibili i trasporti pubblici. La protesta è partita dal Valdarnopost, dove la denuncia dei cittadini ha toccato diversi punti ma si è focalizzata in particolare sulla difficoltà di utilizzo del trasporto pubblico su gomma.

La denuncia è stata subito raccolto dal sindaco di Montevarchi, Silvia Chiassai che ha deciso di presentare un’interrogazione in merito presso la Provincia. La Chiassai, per altro, aveva già precedentemente aperto un tavolo di discussione sul tema delle barriere architettoniche in città, prefiggendosi una mappatura degli ostacoli di tutto l’ambiente urbano.

Raccogliendo le grandi proteste dei cittadini, sarà possibile provare a dare una soluzione ad un problema che perdura e che, se risolto, porterebbe diverse conseguenze positive. I cittadini diversamente abili devono avere la possibilità di girare liberamente per la città e devono poterlo fare senza necessariamente passare per vie alternative a quelle che presentano ostacoli.

L’interrogazione pressa la Provincia dovrà portare delle pronte risposte, che possibilmente non finiscano nel dimenticatoio. Il tema delle barriere architettoniche in diverse parti d’Italia viene trattato con superficialità, la speranza è che nel futuro del Valdarno ci sia il totale abbattimento delle barriere architettoniche.

Montemurlo, al via ai lavori per la realizzazione degli orti urbani accessibili

Montemurlo, al via ai lavori per la realizzazione degli orti urbani accessibili

Il Comune di Montemurlo, in provincia di Prato, ha appena stanziato 50 mila euro, degli 85 mila necessari, per la realizzazione dei nuovi orti urbani nell’ambito del progetto “Centomila orti in Toscana”. Un’iniziativa sovvenzionata anche dalla Regione Toscana, che non a caso ha inserito la stessa cittadina tra i 62 comuni aderenti.

Questi orti saranno realizzati su un terreno di 4 ettari adiacente il torrente Agna, che si estende tra via Tevere e via Tagliamento: si ricaveranno 27 lotti da 45 metri quadri ciascuno, disponibili a chiunque intenda coltivare in proprio.

Questi piccoli spazi agricoli urbani saranno a misura di disabile e dunque, completamente privi di barriere architettoniche: sarà infatti installata una rampa d’accesso per facilitare l’ingresso dalla strada, così anche ceste, cassette e piani di coltivazione rialzati, ossia tutte quelle strutture studiate appositamente per chi ha difficoltà motorie, soprattutto chi si trova su di una sedia a rotelle, in modo che si possa muovere senza ostacoli. Un ambizioso progetto che vedrà la luce nel 2018, a pochi passi da un centro polifunzionale dotato di strutture con servizi socio-sanitari.

L’orto sarà irrigato da un pozzo, che verrà realizzato all’interno dello stesso; si prevede inoltre la disposizione di cassette di sicurezza, servizi igienici, rastrelliere per biciclette, oltre a l’installazione di un impianto di illuminazione e di servizio di connessione internet wi-fi. Una volta conclusa l’opera gli spazi saranno assegnati attraverso un bando su iniziativa del Comune.

Un passo più che importante che il comune toscano ha fatto per rilanciare l’agricoltura urbana come «opportunità di riqualificazione e di aggregazione sociale»: così ha parlato di questa piccola opera l’assessore all’ambiente Simone Calamai, nella presentazione del progetto che per il comune di Montemurlo rappresenta «un’occasione di incontro e di scambio tra generazioni diverse, di promozione delle colture tipiche della Toscana e di creazione di un vero e proprio giardino urbano, che arrederà con un verde inclusivo questa parte della città a forte vocazione sociale».

Disabilità, U.Di.Con. a Varese per il Convegno del progetto “No Problem”

Disabilità, U.Di.Con. a Varese per il Convegno del progetto “No Problem”

Roma, 25/05/2017 – Centinaia di studenti e cittadini presenti al Convegno “No problem” organizzato dall’U.Di.Con lo scorso 20 maggio presso l’Aula Magna dell’Istituto “F. Daverio – N. Casula” Via Mario Bertolone, 13 di Varese.

La mattinata è stata un momento di confronto e discussione su un tema molto delicato come la disabilità, con particolare riferimento all’accessibilità come forma di inclusione sociale, che è stata al centro degli  interventi dei relatori presenti, tra cui: il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con., Denis Nesci, il Segretario Nazionale, Avv. Dario Giordano, il Responsabile Regionale dell’U.Di.Con Lombardia, Peppino Falvo e l’esperta dell’U.Di.Con, l’avv. Paola Monno.

Le relazioni hanno offerto uno spunto di riflessione sulla discriminazione che i soggetti diversamente abili subiscono quotidianamente, in particolare l’avv. Paolo Monno ha approfondito l’aspetto relativo al mancato adeguamento delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto pubblico, servendosi anche di foto scattate nelle stazioni ferroviarie e metropolitane che hanno messo in evidenza le problematiche maggiori riscontrate quotidianamente dai disabili.

Il Presidente e il Segretario dell’U.Di.Con si sono soffermati sull’empasse legislativa della regolamentazione in materia e sulle azioni che possono essere intraprese anche grazie alle associazioni dei consumatori, un supporto fondamentale in quanto assistono i cittadini nell’avvio di un procedimento antidiscriminatorio con lo scopo di far valere i diritti dei disabili tanto nei confronti dei privati, quanto nei confronti della pubblica amministrazione.

L’U.Di.Con. attraverso questi incontri si pone l’obiettivo di combattere gli stereotipi e  i pregiudizi che ruotano interno al tema della disabilità, abbattendo le barriere che ostacolano la piena partecipazione dei disabili alla vita sociale e rendendo i cittadini protagonisti attivi di questo cambiamento.

Nel corso della giornata è stata inoltre presentata l’App “No problem Udicon” che permette ai consumatori di segnalare la presenza di barriere architettoniche, uno strumento facile da utilizzare in quanto basta scattare una foto ed inviarla, un gesto semplice che potrebbe facilitare notevolmente la vita ad una persona con disabilità.

CONVEGNO “NO PROBLEM”, U.DI.CON. A MODENA PER DENUNCIARE LA PRESENZA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE

CONVEGNO “NO PROBLEM”, U.DI.CON. A MODENA PER DENUNCIARE LA PRESENZA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE

Roma , 25/05/2017 – Si è tenuto a Modena, venerdì 19 maggio presso la sala Pucci, in Largo Pucci, 40 il 1° Convegno organizzato dall’U.Di.Con. sul tema della disabilità, che rientra nel progetto “No problem-Assistenza, informazione, incontri con le Associazioni dei consumatori”.

Il convegno, a cui hanno partecipato i consumatori e gli studenti del  “Convitto Nazionale Rinaldo Corso” di Correggio di Modena, ha visto alternarsi al tavolo dei relatori il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con., Denis Nesci, il Segretario Nazionale, Avv. Dario Giordano, il Responsabile Regionale dell’U.Di.Con Emilia-Romagna, Vincenzo Paldino, il Responsabile provinciale dell’ANMIC  (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civile) di Modena, l’Arch. Gaetano Venturelli, esperti e legali dell’U.Di.Con. che hanno approfondito le problematiche più rilevanti del tema.

Gli interventi da parte dei relatori hanno messo in luce non solo una scarsa applicazione della normativa relativa all’accessibilità delle persone affette da disabilità, riscontrata nei luoghi pubblici e privati ma, a ciò, si aggiunge anche il vuoto normativo riscontrato in alcuni settori che impediscono ai disabili di poter deambulare in autonomia.

Questi alcuni degli spunti che hanno dato il via al dibattito coinvolgendo la platea, un confronto dal quale è emerso un aspetto importante, legato all’idea secondo cui che non è tanto la menomazione fisica e sensoriale a causare la disabilità, ma piuttosto il fallimento della società nell’integrare aspetti naturali della diversità della persona.

È stato inoltre rimarcato l’importante ruolo svolto dalle associazioni dei consumatori che diventano non solo fondamentali nella prima fase di segnalazione, ma molte volte anche risolutive, agendo da intermediario tra le richieste dei consumatori-utenti e delle istituzioni.

L’U.Di.Con. ha inoltre sottolineato ai presenti il dovere di ogni cittadino di denunciare la presenza di barriere architettoniche laddove vengono riscontrate, nell’ottica di promuovere politiche attive ed aiutare concretamente coloro i quali tutti i giorni combattono per affermare i propri diritti, un gesto che può essere effettuato in pochi minuti semplicemente scattando una foto dal proprio smartphone e caricata sull’App “No problem Udicon”, al resto della segnalazione penserà l’Associazione.

 

Lanzada, area giochi accessibile a tutti

Lanzada, area giochi accessibile a tutti

Dopo mesi di richieste e tavole rotonde è stata finalmente aperta nella mattinata di sabato scorso 20 maggio 2017 un’area giochi accessibile a tutti i bambini, studiata soprattutto per chi ha delle disabilità. L’evento è stato curato e promosso dall’amministrazione comunale che ha contribuito maggiormente allo sviluppo di questo importante progetto.

Il sindaco di Lanzada Marco Negrini si è detto soddisfatto del traguardo raggiunto, che costituisce un importante tassello del mosaico della società civile, prendendo a riferimento, sempre in Valtellina, al progetto realizzato lo scorso anno nel comune di Torre di Santa Maria, dove in località Basci è stata creato il parco giochi Torre dei Basci, la prima area ludica priva di barriere architettoniche.

Nella giornata di sabato scorso è stata inoltre presentata un’importante creazione che dovrebbe facilitare l’alpinismo a chi è affetto da difficoltà motorie, la joëlette, una carrozzina speciale per andare in montagna, di particolare esigenza soprattutto nel valtellinese che è prevalentemente una regione alpina.

L’esperienza di Lanzada conferma ancora una volta che moltissimi comuni italiani stanno facendo considerevoli passi avanti nella tutela dei diritti delle persone non normodotate, in particolare quelle appartenenti alla fascia dell’infanzia, che meritano attenzione per via dell’età in cui si trovano.

«Il riconoscimento giuridico della “discriminazione di rimbalzo”: una conquista per i familiari che assistono le persone con disabilità»

«Il riconoscimento giuridico della “discriminazione di rimbalzo”: una conquista per i familiari che assistono le persone con disabilità»

Sebbene il tema della disabilità sia stato affrontato solo di rado dalla Corte di Giustizia europea, le poche pronunce esistenti in materia rappresentano comunque un autentico baluardo a difesa del diritto a non subire discriminazioni per ragioni connesse alla disabilità; e ciò non soltanto per le persone affette da disabilità ma anche per quanti, pur non vivendo in prima persona questa condizione, sono comunque bersaglio di trattamenti discriminatori per ragioni ad essa connesse.

A rilevare in tale ultimo senso è stata, in particolare, la sentenza del 17 luglio 2008, pronunciata all’esito della causa C-303/06 Coleman c. Attridge Law and Steve law, laddove si è avallata un’interpretazione in chiave estensiva della tutela originariamente riservata alle sole persone affette da disabilità dalla Direttiva 2000/78/CE in materia di parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, anche ai loro familiari attraverso il riconoscimento ufficiale del fenomeno della cd. “discriminazione di rimbalzo”, un vero e proprio danno collaterale che colpisce coloro i quali assistono le persone con disabilità.

Il case- law alla base della decisione della Corte ha come protagonista una donna inglese impiegata come segretaria presso uno studio legale che, a distanza di un anno dalla sua assunzione, aveva dato alla luce un bambino affetto da gravi patologie e, pertanto, bisognoso di cure specializzate e di assistenza continua da parte della madre. Tale situazione aveva avuto forti ripercussioni anche sulla sua attività lavorativa, cosicché la donna, non potendo contare sulla comprensione del suo datore di lavoro, si era trovata costretta a rassegnare proprie dimissioni. Trascorso qualche mese dall’accaduto, la signora Coleman – lamentando di essere stata vittima di un licenziamento implicito e discriminatorio ai sensi degli artt. 1 e 2 della direttiva 2000/78/CE – aveva dunque proposto ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro britannico il quale, a sua volta, aveva investito della questione la Corte di Giustizia europea in merito all’applicabilità o meno della direttiva suddetta ai soli lavoratori affetti da disabilità o anche ai lavoratori che si prendono cura di un familiare disabile.

La Direttiva del 2000 – ove sono richiamati una serie di fattori di rischio di discriminazione diversi da razza, origine etnica e dal genere, quali: religione e credo personale, età, disabilità e orientamento sessuale – è stata fatta oggetto di un’attenta analisi da parte dai giudici, i quali, partendo dal dato letterale hanno evidenziato come lo stesso legislatore europeo nel riferirsi alla “disabilità” quale causa di trattamenti discriminatori, in realtà, richiamava una condizione assai più complessa, non ricollegata direttamente­ ed esclusivamente alla condizione personale del soggetto considerato. Posto pertanto che nella direttiva si parla di discriminazione fondata sulla disabilità, senza chiedere l’attribuzione diretta di siffatta condizione, la Corte ha osservato come: «da queste disposizioni […] non risulta che il principio della parità di trattamento che essa mira a garantire sia limitato alle persone esse stesse disabili ai sensi di tale direttiva. Al contrario, quest’ultima ha come obiettivo, in materia di occupazione e lavoro, di combattere ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità»; senza che la presenza di alcuni passaggi in cui la direttiva contiene disposizioni applicabili unicamente alle persone disabili, smentisca quanto appena affermato.

Sulla scorta di queste osservazioni, si è così arrivati alla conclusione che la ratio sottesa alla Direttiva 2000/78/CE non si rinvenga tanto nella protezione riservata a una determinata categoria di persone, quanto piuttosto nell’individuazione dei motivi indicati come fattori di possibile discriminazione; e non vi è dubbio che nel caso della signora Coleman sia stata proprio la disabilità a costituire «…il motivo del trattamento meno favorevole del quale afferma essere stata vittima». Tale interpretazione operata dalla Corte ha dunque permesso di ampliare notevolmente la sfera di applicazione soggettiva della Direttiva 2000/78/CE, senza tuttavia snaturarne la finalità antidiscriminatoria: sebbene infatti le originarie intenzioni del legislatore comunitario erano quelle di predisporre una tutela effettiva alle sole persone con disabilità, l’estensione della tutela in parola anche ai familiari dei disabili non tradisce affatto lo scopo ultimo della norma ma lo valorizza pienamente, soprattutto se si considera la frequenza con la quale gli stessi atti discriminatori di cui sono vittime i soggetti affetti da disabilità sono posti in essere contro persone che sono costretti a cambiare la loro vita con inevitabili implicazioni sull’attività professionale in conseguenza della malattia di un loro stretto congiunto.

Francesca Minasi

Barriere architettoniche: a Genova i giardini Baltimora diventano accessibili

Barriere architettoniche: a Genova i giardini Baltimora diventano accessibili

Il 21 Aprile 2017 è stato inaugurato il restauro dei Giardini Baltimora, un ritrovo pubblico della città. L’assessore alla Legalità e Diritti Elena Fiorini e il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini hanno inaugurato la nuova accessibilità ai giardini Baltimora.

Sono state eliminate barriere architettoniche fisiche e sensoriali: rampe molto ripide, marciapiedi con semafori che ne riducevano l’ampiezza, pavimentazioni non complanari, segnalazioni per soli vedenti.

I giardini Baltimora, già rivitalizzati di recente mediante eventi pubblici che hanno contribuito a combatterne l’incuria e a ristabilirne la piena fruibilità, grazie a questi ultimi lavori sono divenuti ancor più gradevoli e accessibili.

I principi che stanno alla base della nuova politica comunale sull’abbattimento delle barriere architettoniche sono rappresentati dal passaggio da “accessibilità uguale disabilità” all’idea di “accessibilità per tutti”.

Tale passaggio si è concretizzato in due delibere del Comune: la delibera n. 76/2014 “Approvazione dei criteri di ripartizione e linee guida per l’utilizzo dei fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche e localizzative, per opere, edifici ed impianti di competenza comunale e contestuale modifica della composizione commissione barriere architettoniche” e la delibera n. 143/2016 “Linee di indirizzo per la predisposizione e la realizzazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) del Comune Genova”.

Arcore e l’eliminazione delle barriere architettoniche dalla stazione

Arcore e l’eliminazione delle barriere architettoniche dalla stazione

Per portare a termine i lavori di riqualificazione della stazione ferroviaria di via Martiri della Libertà ad Arcore e permettere quindi soprattutto l’eliminazione delle tante barriere architettoniche presenti al suo interno sono stati riservati cinque milioni di euro. Rfi disporrà dell’intera somma per far sì che tutto sia messo in regola.

Ecco le parole del primo cittadino di Arcore: “Quando fu ristrutturata la stazione arrivarono critiche perché non furono abbattute le barriere architettoniche riguardanti marciapiedi bassi, mancanza di ascensori e sottopasso. Noi avevamo promesso che con Rfi avremmo insistito per far finire i lavori e rendere accessibile la stazione a tutti. Bene, ce l’abbiamo fatta! I lavori di cantierizzazione inizieranno l’ 8 maggio. E’ stata lunga e difficile, ma grazie anche alla nostra tenacia, i lavori partiranno”.

I lavori saranno articolati e comprenderanno l’innalzamento dei marciapiedi di Piazza Martiri della Libertà, la creazione di una nuova pensilina tra il secondo ed il terzo binario, dove verrà allargata anche la banchina, un’ulteriore pensilina che permetterà di coprire la rampa di scale per accedere al parcheggio del cimitero e per ciò che riguarda le barriere architettoniche verranno installati tre ascensori ai quali si potrà accedere da via Roma e da tutti i binari.

Lecco, da area abbandonata a parco giochi. Così nel ricordo del piccolo Mattia Riva nasce il primo giardino inclusivo

Lecco, da area abbandonata a parco giochi. Così nel ricordo del piccolo Mattia Riva nasce il primo giardino inclusivo

L’Associazione Mattia Riva, fondata dalla famiglia in ricordo del bambino scomparso nel 2014 a causa di una grave e rara forma di epilessia infantile chiamata sindrome di Dravet, celebra un piccolo grande traguardo in nome della tutela dei diritti di tutti i bambini disabili che ogni giorno sono tagliati dal vivere una vita normale. Infatti, grazie al contributo dell’associazione e di tutti coloro in cui vi hanno creduto, si è potuto riqualificare l’area del campo da tennis abbandonato di Costa Masnaga, in provincia di Lecco, riuscendo a trasformarla in uno spazio comune in cui tutti i bambini si possano riunire.

Esattamente quest’anno, a quattro anni dalla nascita del piccolo Mattia, l’Associazione ha deciso di donare beni che possano migliorare la degenza dei bambini dell’ospedale Manzoni di Lecco. A quest’iniziativa ha dato il suo contributo anche il primo cittadino Virginio Brivio che ha voluto sottolineare la grande importanza del progetto con particolare attenzione alle fasce più deboli.

Ed è così che dalle donazioni si è giunti al traguardo di 70.250 euro raccolti in oltre due anni, che hanno permesso di poter iniziare i lavori di realizzazione del parco giochi. L’obiettivo è raggiungere un totale complessivo di 170 mila euro per concludere l’opera, che saranno presto coperti dal contributo del comune della cittadina nella provincia del capoluogo lombardo. Nel frattempo il cammino della ONLUS continua.

Imperia, al via lavori di rimozione delle barriere architettoniche

Imperia, al via lavori di rimozione delle barriere architettoniche

Dopo mesi di sollecitazioni e battaglie, il 20 aprile hanno finalmente avuto inizio gli interventi previsti dal progetto promosso e approvato dalla giunta comunale di Imperia il mese precedente per l’eliminazione delle barriere architettoniche

I lavori interesseranno le zone di piazza Dante, via della Repubblica, viale Matteotti nel suo tratto urbano e via Belgrano. Tra i vari interventi sono previsti nello specifico l’abbassamento degli attraversamenti pedonali esistenti per agevolare non vedenti e ipovedenti, la realizzazione di isole pedonali intorno alle fermate dei mezzi pubblici e diversi altri finalizzati all’abbattimento di tutti gli ostacoli visivi, uditivi, motori e di vario genere. Il tutto proseguirà per una durata massima di 90 giorni.

“Si tratta del primo intervento fatto dal Comune di Imperia con i fondi ricavati dal 10% degli oneri di urbanizzazione, stanziati dal 2014 in poi ai sensi della legge regionale 15/1989; stanziamento mai avvenuto precedentemente – sottolinea l’assessore Guido Abbo – Nonostante le ristrettezze economiche attuali, l’Amministrazione ha comunque rispettato per la prima volta tale importante adempimento”.

L’idea infatti è scaturita in seguito a tutte le varie proteste e segnalazioni delle associazioni a tutela dei disabili, alla fine di un percorso durato diversi mesi che ha visto seminari e discussioni in commissioni stanziate per il progetto.

Su 235 comuni censiti, solo 6 in tutta la Liguria hanno deliberato un PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), e alla domanda quanti comuni avessero predisposto in bilancio l’accantonamento del 10% degli oneri di urbanizzazione previsto per questo genere di interventi, solo 66 hanno dichiarato di aver adempiuto questo obbligo, mentre 35 si erano mostrati inadempienti e addirittura 133 non hanno fornito nessuna risposta. La provincia di Imperia si è invece mostrata la più virtuosa, andandosi a inserire con 20 Comuni tra i 66 adempienti.

Questo ha purtroppo portato alla luce che, in tema di barriere architettoniche e implementazione della mobilità nel nostro paese ci sono ancora molti passi da fare, ma che nonostante tutto interventi come quelli di Imperia aprono nuovi spiragli su un futuro per la tutela degli utenti diversamente abili.